Parità di genere: l’educazione finanziaria come strumento strategico

16 Marzo 2026
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Fonte: Gabriele Petrucciani per Corriere della Sera Economia – Una donna su quattro in Italia non ha alcun reddito personale. Solo il 40% ritiene che ciò che guadagna sia pienamente sufficiente a coprire le spese essenziali e appena il 18% investe oggi sui mercati, mentre il 62% non ha mai fatto un investimento. Sono alcuni dei dati che emergono dal report «Il rapporto tra le donne e gli investimenti finanziari», realizzato dall’Istituto Piepoli per Directa Sim su un campione di mille italiane. Un’indagine che sarà al centro dell’evento «Directa D 2026 – La finanza parla al femminile», in programma mercoledì 11 marzo in Borsa Italiana, e che offre una fotografia articolata, per molti versi ancora critica, del legame tra donne, autonomia economica e investimenti. «I dati mostrano con chiarezza quanto l’autonomia economica femminile sia ancora una sfida aperta — commenta Andrea Busi, amministratore delegato di Directa Sim —. Come Directa sentiamo la responsabilità di contribuire a colmare questo divario, promuovendo educazione finanziaria, strumenti accessibili e maggiore consapevolezza. L’indipendenza economica non è solo un obiettivo individuale, ma un fattore di crescita per il Paese e per la qualità delle sue scelte future».

I dati

Il primo elemento del report che colpisce è la fragilità della base economica. Se è vero che il 69% delle intervistate percepisce un reddito regolare, resta un 25% che non dispone di alcuna entrata personale. E anche tra chi guadagna, l’autosufficienza non è scontata: solo quattro donne su dieci dichiarano di riuscire a coprire le spese essenziali con il proprio reddito. Non sorprende che solo una su quattro riesca a risparmiare ogni mese in modo regolare, o che una su tre non sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista con risorse proprie. Il tema non è solo quantitativo, ma anche culturale e relazionale. Oltre un terzo delle donne non dispone di un conto corrente personale e quattro su dieci non gestiscono in autonomia il proprio denaro. Ancora più significativo è il dato sulle scelte economiche condizionate: quasi una su due dichiara di aver rinunciato qualche volta a decisioni finanziarie per pressioni o aspettative del partner o della famiglia.

Tra mancanza di fiducia e desideri

Una dipendenza che si riflette anche nella percezione di libertà: una su quattro non si sentirebbe libera di interrompere una relazione che non funziona per ragioni economiche. In questo contesto, l’accesso agli investimenti appare come l’ultimo gradino di un percorso non consolidato. Solo il 18% investe e, tra chi lo fa, quasi la metà si affida al supporto o alla decisione di altri. Non stupisce quindi che appena il 28% si senta competente. Il divario non è solo di partecipazione, ma anche di fiducia. «Investire non dovrebbe essere percepito come qualcosa di distante o riservato a pochi — osserva Busi —. Quando le persone acquisiscono strumenti e conoscenze, scoprono che la gestione del risparmio può diventare una leva concreta di autonomia e di progettualità personale». Eppure, il desiderio di autonomia è fortissimo. Il 96% considera fondamentale essere economicamente indipendente e il 71% vorrebbe accrescere la propria autonomia finanziaria. Sei donne su dieci, tuttavia, non si sentono indipendenti quanto vorrebbero.

Per apprfondire: https://www.corriere.it/economia/aziende/26_marzo_10/parita-di-genere-e-di-risparmio-l-educazione-finanziaria-in-campo-per-l-indipendenza-economica-16e728da-f721-48ef-b08d-426115cdexlk.shtml?refresh_ce

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